Come affrontare il cambiamento in azienda

“… occorre molta più immaginazione e molto più coraggio per costruire qualcosa che per gestire qualcosa, e forse ancora più impegno per cambiare qualcosa: una considerazione che sfugge a molti…”

Una frase emblematica sul tema del cambiamento di Gary Hamel – uno dei business thinker più influenti e iconoclasti del mondo  – uno spunto per parlare di innovazione e gestione del cambiamento nell’ambito delle PMI.

Per affrontare le incertezze dei mercati le soluzioni per mantenere in salute le aziende sono molteplici ma in questo particolare momento storico la capacità di essere dinamici è indispensabile.

Come trasformarsi in un’azienda dinamica

Le aziende d’oggi devono essere sempre pronte a cambiare e a rinnovarsi.

Come imprenditori è fondamentale essere consapevoli che a volte per cambiare è necessario anche dover ripartire dai fondamentali.

Secondo Andrea Arrigo Panato, le PMI dinamiche che sanno accettare il cambiamento hanno delle caratteristiche precise:

  1. consapevolezza di dover testare la validità del business model
  2. forte tensione ad operare all’interno di una filiera di qualità (spesso internazionale)
  3. consapevolezza di dover definire la dimensione minima per competere
  4. apertura del capitale a nuovi soci ed investitori
  5. velocità di esecuzione per competere
  6. curiosità a cui si accompagnano importanti competenze interne ed un forte bisogno formativo e consulenziale
  7. innovazione di prodotto o di processo (open innovation, Industry 4.0, etc.)
  8. forte attenzione alla selezione e gestione dei talenti
  9. capacità di affrontare per tempo il passaggio generazionale
  10. partnership con università e centri di ricerca

Essere veloci, curiosi ed aperti a innovare prodotti e processi, questo è il giusto mindset per affrontare gli effetti della digitalizzazione.

Il digitale sta ridefinendo i confini dell’innovazione e della competizione perché sta cambiando il modello di produzione alla radice. Il digitale è il regno dei bisogni intangibili, e i prodotti che si trasformeranno per soddisfare questi bisogni entreranno con successo nel nostro futuro.

Roberto Siagriesperto delle tecnologie digitali e dei modelli di business abilitati dalla trasformazione digitale – è convinto che questo grande cambiamento coinvolgerà tutte le imprese grandi e piccole. In questo nuovo campo di gioco le PMI partono favorite, ma ad una condizione: c’è bisogno di un cambio culturale sull’uso del digitale.

Processi di co-innovation tra PMI e start-up

Una chiave per cambiare pelle, rinnovarsi è crescere è attivare circolo virtuosi grazie al modello della co-innovation.

Come funziona la co-innovation e quali sono i benefici

Le PMI identificano nuovi bisogni all’interno dell’azienda e attivano processi di intrapreneurship con l’obiettivo di coniugare l’innovazione interna dell’azienda con quella generata da start-up esterne, mentre le startup consolidano la propria scalabilità attraverso processi di industrializzazione e investimenti.

Non rimanere soli: far parte di ecosistemi di sostegno e supporto

Ma spesso senza la giusta dose di supporto le PMI da sole faticano a trovare la strada giusta per rigenerarsi. E’ necessario creare un ecosistema di sostegno e supporto mirato attraverso bandi, fondi per la formazione. Incontri, convegni e corsi di formazione sono utili ma esempi concreti come le live demo, diffuse presso i Competence Center,  possono aiutare a far comprendere meglio il potenziale della digitalizzazione.

Cambio di mentalità nelle PMI

Non c’è cambiamento senza strategia e visione di medio-lungo periodo. A confermare questa visione è Michele Favretto CEO di Digital4Changeesperto di Digital Transformation –  affermando che la maggior parte delle PMI non gestisce budget e non redige piani industriali. Le stesse imprese, inoltre, non sono nate e cresciute in un mondo digitale e hanno poca o nulla dimestichezza con le tematiche da affrontare.

Evoluzione digitale e cultura del dato

Con un mondo sempre più digitalizzato e la diffusione degli strumenti tecnologici, capaci di raccogliere dati all’interno all’aziende per renderli facilmente fruibili (CRM evoluti con Business Integrata, ERP, etc.), la cultura del dato si è diffusa sempre più. Come spiega Andrea Soncin di Digital4Change le persone devono poter ricevere la giusta formazione, oltre al giusto strumento, che gli permetta di leggere i dati con semplicità, comprenderli e trasformarli velocemente in immediate scelte strategiche. Il cambiamento parte innanzitutto dalla consapevolezza dei punti di debolezza e del posizionamento nel mercato per intraprendere le azioni adeguate. E saper interpretare i dati, avere una visione e una strategia aziendale significa finalmente affrontare il futuro con coraggio e determinazione.

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